Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta

 Per tentare di cogliere il senso della vita (o semplicemente  per vivere in maniera più consapevole) è necessario uscire dalla routine quotidiana e prenderci del tempo per noi, allontanandoci temporaneamente da tutto il superfluo che ci circonda, per poter coltivare  il nostro giardino interiore.

 

“Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta

Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta

E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta”

Fiorella Mannoia, “Che sia benedetta”

 

“La cultura moderna, intrisa di superficiale pragmatismo, ci vuole consumisti, acritici, sempre attivi, sempre di corsa. L’asse portante è l’uniformità: un identico stile collettivo. Riempiamo le giornate di oggetti, azioni e incontri per lo più inutili e non resta più tempo per noi.

Sappiamo già che la soluzione non è aggiungere altri impegni o oggetti, ma togliere quello che è superfluo, crearsi degli spazi di vuoto. Dobbiamo semplificarci la vita, non fare più di quello che le nostre forze permettono, non fare due cose contemporaneamente, depennare le attività inutili e ritagliarci un po’ di tempo tutto per noi, di privacy, in cui essere magari anche irraggiungibili.

Abbiamo scordato il valore dello stare con noi stessi, del domandarci se la vita che stiamo conducendo è veramente in sintonia con le aspirazioni del nostro essere, dei nostri bisogni e valori più veri. Dobbiamo abituarci a coltivare il nostro giardino interiore: concederci il tempo di riflettere sui nostri valori, su come impostare la vita, su quello che stiamo facendo e restare in pace con noi stessi, nel salutare silenzio interiore.

Cercare adeguato riposo, momenti per separarci dalle normali abitudini e preoccupazioni quotidiane, momenti di riflessione e di ascolto di noi stessi, che permettano alle emozioni bloccate di farsi avanti, di respirare, che ci nutrano interiormente, che permettano al nostro inconscio di fornirci spontaneamente le soluzioni migliori verso le difficoltà che ci affliggono.

Impariamo ad amare il silenzio. Noi evitiamo il silenzio: ne abbiamo paura, perché ci fa sentire vuoti e deboli, perché amplifica i rumori interiori che temiamo; ci obbliga a toglierci le maschere, e per questo lo riempiamo di suoni e rumori.

Il silenzio può divenire:

  • uno schermo, su cui proiettare e vedere le emozioni e dar voce a quelle soffocate;
  • un intervallo tra discorsi, in cui acquisire consapevolezza;
  • un momento di vuoto che permette di ripensare in modo creativo alla vita;
  • un momento di riposo e di ricarica di energia;
  • un momento di intimità, meditazione, rispetto per noi stessi;
  • un momento di introspezione e creatività;

Il silenzio permette di ascoltare la voce dell’anima. Il silenzio è sempre emozione.

Troviamo dei momenti solo per noi e dedichiamoci alla scoperta di noi; cerchiamo letture, incontri, attività che facilitino l’introspezione e il contatto con il profondo, perché il tempo della psiche è più lento di quello sociale”.

Tratto da “Vincere l’ansia” p. 148-149

 

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