Mi ascolto fin che parlo?

MI ASCOLTO FIN CHE PARLO?

Avere la possibilità di attivare un orecchio che ci permetta di sentire le cose che diciamo proprio nel momento in cui le stiamo dicendo, per renderci conto di ciò che la nostra bocca sta pronunciando, per far sì che le nostre parole vengano “decodificate” in primis da noi stessi, affinché possiamo renderci conto del fatto che sotto le motivazioni più razionali, più in vista e per questo più apparenti che noi diamo a noi stessi per “spiegare o giustificare” quelle stesse parole, ne giacciono molte altre, ben più profonde, ben più viscerali, ben più reali.

A questo serve l’attivazione di un ascolto interiore, a questo vuole puntare la capacità che noi abbiamo di prestare attenzione a ciò che stiamo dicendo.

Perché, rendiamoci conto che tolta la maschera, grattata via quella patina superficiale di civiltà che indossiamo, sotto sotto sappiamo che anche dentro di noi si agitano devastanti movimenti di istinti profondi e viscerali che ci ricordano che siamo animali (con tutto il rispetto per i nostri “compagni” di viaggio su questa Terra): basta vedere ciò che succede nel momento in cui alcune situazioni ci permettono di bypassare quella patina, ci fanno sentire al sicuro o viceversa minacciano la mia sicurezza e  mi fanno fare un balzo oltre le convenzioni sociali verso una dimensione di maggiore libertà o, in questo caso, anarchia.
Quando siamo sicuri dietro i finestrini della nostra auto e vediamo qualcuno che sembra intralciare il nostro cammino, quando vediamo qualcuno che compie una manovra rischiosa o palesemente irregolare secondo il codice della strada, che ci succede? Non diventiamo un po’ tutti degli apparenti “giustizieri della notte” che sbraitano gonfiando “gorillosamente” il petto parole irripetibili all’indirizzo del malcapitato? Perlomeno questo è quello che capita a me e che vedo capitare a molte persone attorno a me, trasformando la strada in una giungla in cui ha ragione solamente chi urla più forte o va più veloce.
Per cui, rendiamoci conto del fatto che determinate spinte istintive al mio interno, sotto la superficie apparente di quella civilizzazione fragile, continuano ad agitarsi ed anche a muoverci se noi non ne prendiamo consapevolezza, se noi, sapientemente, ma anche pazientemente, non le educhiamo.
Ma per educarle occorre saperle vedere e saperle ascoltare, cosa non sempre del tutto piacevole perché ci costringono a metterci di fronte alle maschere, ai ruoli che recitiamo: il bravo ragazzo, l’uomo forte, la donna sensibile, l’uomo aggressivo…
Cosa in realtà ci spinge ad assumere questo o quel ruolo, volta per volta? Ascoltati! Renditi conto che dietro il tuo comportamento ossequioso c’è la volontà di manipolare, che dietro la tua aggressività c’è la tua paura, che dietro la lode espressa c’è il tuo odio. Farlo è scomodo, ma necessario se vogliamo imparare ad agire con coerenza e verità.
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