Disciplina

Disciplina

Il cambiamento non è qualcosa che avviene da solo.
O meglio, avviene sì da solo, ma ha bisogno del nostro aiuto, come minimo per creare le condizioni affinché possa avvenire.
Necessita del nostro consapevole contributo: come se avesse bisogno del nostro ok per poter partire e, una volta avviato, del nostro sostegno costante per poter proseguire nel suo corso.

Intendiamoci, come mai The Key parla così spesso di cambiamento, di trasformazione e simili? Perché ritengo che ogni situazione problematica, ogni momento di crisi nasca dal l’interruzione di questo flusso di cambiamento.
Interruzione e crisi che sono molto molto spesso necessarie in quanto ciò che si stava muovendo fino a quel momento non era qualcosa di consapevole, ma era come un treno che era partito senza che noi sapessimo di esserci sopra e senza che noi ne conoscessimo la destinazione.
È così nella stragrande maggioranza delle volte: ciò che la Vita richiede da noi è che esprimiamo al massimo le nostre potenzialità e per farlo nella maniera migliore occorre che noi siamo pienamente consapevoli delle potenzialità che stiamo esprimendo.
Ecco perché arrivano i problemi e le crisi, per porre una separazione tra noi e la “normalità” che ci offusca la vista e non ci permette di osservare e di renderci conto di dove siamo, del perché siamo lì e di dove stiamo andando.
Ma il problema, poi, si cronicizza, come si dice in gergo, cioè diventa cronico, diventa qualcosa di incastrato in noi come un pezzettino di pop corno in mezzo ai denti, proprio perché in noi non siamo più in grado di riattivare consapevolmente quel movimento che da solo può portarcene fuori.
E di sicuro la nostra mente razionale non è che ci da una mano, anzi… Ecco che operare affinché il cambiamento in noi insorga, ripensa la sua marcia è ciò che può rimetterci in sella nella grande corsa della Vita.
Ed ecco perché affermo che il cambiamento ha bisogno anche di noi per poter avvenire spontaneamente.
Ha bisogno che noi ci impegniamo a far sì che quei blocchi che lo impediscano siano rimossi il più efficacemente possibile e per il maggior tempo possibile.
E per fare questo occorre disciplina, la disciplina dell’ascolto e della presenza, la disciplina dell’osservare e del non giudicare, la disciplina del togliere di mezzo qualsiasi impaccio per ritornare a vedere le cose che scorrono e come scorrono.
È come dire che la Vita è un dipinto già tutto perfetto in sé, già tutto compiuto e magnificamente definito, ma noi alle volte siamo come una formica che, passeggiando sulla tela, vede solamente accozzaglie di colore non ben definito, senza senso e senza soluzione di continuità. e la formica si interrogasse su tutto questo che vede, probabilmente non otterrebbe risposte, ma solo teorie che condurrebbero a nuove, inquietanti domande.
Ma se smettesse di domandare e semplicemente salisse un po’ più in alto, riuscirebbe a scorgere un senso in tutto quello che vede e il cambiamento in lei riprenderebbe il suo corso.
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