Perché ancora tornare sulla questione del talento?
Perché il talento è la voce silenziosa dell’anima che aspetta di essere scoperta e riconosciuta per permetterci di intraprendere il cammino che ci siamo fissati prima di nascere.
Questo inizio così evocativo vuole poeticamente sottolineare una realtà: se vogliamo veramente fare del bene a noi stessi, una strada molto concreta è quella di andare alla ricerca del nostro talento ed esprimerlo.
Attenzione, questo non significa che sia facile né che sia immediato, ma che è una di quegli impegni che, una volta siglati con noi stessi, diventano un piacevole e fruttuoso lavoro da compiere.
Sì, perché dobbiamo capire che scoprire il proprio talento non significa primariamente trovare quella cosa che siamo bravi a fare, ma anche e soprattutto, imparare una modalità di stare con noi stessi e di relazionarsi al mondo. La trasformazione a livello interiore, l’evoluzione della nostra coscienza, infatti, passa molto di più attraverso il come, che attraverso il cosa.
Mi spiego: ciò che rende grandi i grandi rappresentanti della nostra specie, non grandi nel senso di semplicemente potenti, ma grandi perché ci hanno permesso di fare dei salti in avanti nell’ottica dell’evoluzione e della maggiore consapevolezza che l’essere umano ha di sé, non sono stupefacenti per quello che hanno fatto, semplicemente, ma per il modo che hanno utilizzato nel fare quello che facevano.

 

Quando Einstein diceva che non possiamo risolvere un problema con la stessa mente che l’ha creato, intendeva dire che prima di tutto dobbiamo cambiare il modo in cui usiamo la nostra mente, l’ottica con la quale guardiamo il mondo, esterno, ma anche e soprattutto interno.
Questa è la vera trasformazione: accorgerci che dietro i giochi di ombra che la luce proietta sul muro abita un universo intero in continua e costante danza creatrice; accorgerci che dietro un problema o una difficoltà, ribolle il mare delle possibili risposte che in maniera originale si stanno per manifestare; accorgerci che nel profondo di noi si muove sempre e comunque una coscienza che ha già da sempre tutte le risposte e che il presupposto per poterle ascoltare è cominciare a fare un po’ di silenzio.

 

Ecco la trasformazione a cui siamo chiamati nel momento in cui vogliamo andare alla ricerca del nostro talento: un cambiamento tanto più radicale quanto più difficile, apparentemente, è da capire con la nostra mente razionale disabituata, ma non incapace, a cogliere i modi, le relazioni, i contesti.

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